Considerazioni sul lavoro

lavoro studenti


Il lavoro è l’essenza dell’identità umana, probabilmente più del diritto alla famiglia, la quale per essere in salute ( secondo gli standard occidentali ) ha bisogno di un reddito per sostentarsi, un reddito derivante da un’attività lavorativa; in pratica senza soldi non si campa.

Non è un caso infatti, che il primo articolo della Costituzione italiana reciti: L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Lo trovo un’ inizio degno per un documento così importante ( se solo fosse applicato ) e non è  neanche un caso che un’aspetto di estrema importanza della nostra vita, come i diritti dell’uomo, siano rientrati nell’articolo 2 della stessa Costituzione.

Questo, per sillogismo, vuole dire che il Lavoro, che garantisce la vita di tutti o potrebbe farlo, è più di un diritto, è un diritto SacroSanctus ( inviolabile ) senza il quale la società andrebbe alla malora.

E’ stato dunque stabilito che lavorare è essenziale, che lavorare porta benessere e che lavorare porta stabilità nella società; Ma la nostra società è davvero così  stabile?

Per prima cosa mi viene da pensare a tutti quegli studenti ( migliaia ) che ogni anno escono dall’università ed iniziano a navigare in un oceano di indifferenza ( la società), le cui acque sono nocive e limitano fortemente l’identità personale, precludendo nella maggior parte dei casi ogni lavoro agognato dopo anni di studi; il giovane volenteroso italiano è colui che è iperspecializzato dopo le lauree, le specializzazioni, i dottorati, i master e tutto questo perchè magari ad un concorso pubblico i titoli posseduti fanno la differenza ( è tutto da vedere ) ma il vero risultato è che il nostro studente ha raggiunto ormai i 35-40 anni e se è fortunato comincia a fare gavetta.

Lo scorso anno, incontrai per caso un turista americano a spasso per i fori imperiali a Roma e cominciammo a parlare; la sorpresa fu quando mi disse che non era affatto un turista ma era un docente dell’università della California che possedeva una sua cattedra di insegnamento e udite udite, aveva 24 anni.

Io sinceramente rimasi a bocca aperta e non ci potevo credere ma lui in modo garbato e zelante mi fece vedere il suo tesserino che confermava tutto quanto; gli dissi che la situazione in Italia era un attimino diversa, un attimino più precaria.

Questo per far comprendere in quale situazione nuotiamo in Italia e poi si lamentano se i giovani italiani sono mammoni e non trovano spazio in società; di certo non sono aiutati a farlo.

La situazione è così da anni ma la società continua a reggere nonostante vi sia un malcontento esorbitante che colpisce la gioventù che dovrebbe essere la base della futura e stessa società; però lo stesso ragionamento si potrebbe fare con gli studenti di 30 anni fa che ora ricoprono alte cariche e posti dirigenziali e che costituiscono la base della società attuale; anche loro faticavano a trovare lavoro ma tutti noi siamo ancora qui.

In realtà ovunque mi giro vedo che l’intera classe dirigente ( politica, aziendale, ecc.. ) si trova al di sopra dei 65 anni e non è che questo rappresenti un merito anzi mi chiedo cosa succederà quando questi senatori si faranno da parte e lasceranno il posto ai neo sessantenni o agli amici più fidati.

Di certo ci troviamo in paese dagli intrighi machiavellici e su questo non c’è dubbio ma mi chiedo fino a che punto possa arrivare la cupidigia umana ( probabilmente verso l’infinito e oltre ).

Tornando alla domanda posta qualche capoverso fa, dopo le ultime considerazioni, posso dire che effettivamente la nostra società, a quanto pare risulta stabile, poichè in un modo o nell’altro, tramite amici di amici di amici, le persone riescono in qualche modo a trovare un’occupazione che permetta loro di vivere, magari non quella che sognavano ma un’impiego è sempre un’impiego anche se molte volte a nero.

Nel frattempo i signorotti intrallazzati fanno girare e girare denaro ( tra di loro ma gira ) lasciando le briciole a chi studia per vent’anni e poi si ritrova con 800 euro al mese. In questo modo si può sopravvivere ed è quello che conta, se poi si marcisce nell’indifferenza e si è privati dei diritti sacrosanti, anche questo verrà dimenticato pur di campare e la società continuerà ad andare avanti a piccoli passi cercando di trovare una zattera dentro se stessa.

(Pubblichiamo questo articolo ricevuto da Maxiron S. in quanto si tratta di un’interessante riflessione sul mondo del lavoro)



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