L’intelligenza artificiale (riflessioni)

intelligenza artificiale


Da alcuni anni m’interesso di intelligenza artificiale, soprattutto dal punto di vista etico e filosofico, prendendo in considerazione l’impatto che questa potrà avere nelle nostre vite nel prossimo futuro.

Questo articolo non vuole dare alcuna risposta, ma soltanto far riflettere il lettore su questo argomento così dibattuto.

Se cerchiamo di dare una definizione semplicistica, di cosa sia l’intelligenza artificiale, proviamo ad immaginare una macchina in grado di agire umanamente (ovvero non rendere distinguibile ciò che è fatto dalla macchina da ciò che è fatto da un uomo).

Questa macchina, inoltre, può essere in grado di pensare umanamente, in modo logico, di risolvere problemi (anche inaspettati) quindi essere in grado di avere una funzione cognitiva simile a quella dell’essere umano, infine, essere in grado di trovare la migliore soluzione tra tutte quelle possibili (razionalità).

Attraverso il processo chiamato “Machine Learning” la macchina dotata di intelligenza artificiale è anche in grado di apprendere dai propri errori.

Per quanto mi riguarda, tutto nasce dalla lettura del tutto casuale di quest’articolo su wikipedia e dalla riflessioni che ne scaturirono: cosa succederà quando l’intelligenza artificiale toccherà il suo punto massimo? Gli esseri umani correranno dei pericoli? La super-mente potrà decidere (come nel film 2001 Odissea nello spazio) di sbarazzarsi di noi? Oppure l’intelligenza artificiale sarà di grande aiuto per gli esseri umani? Chi sarà il primo a conseguire il vantaggio di realizzare una super-mente (governo, dittatura, azienda privata)?

In parte la risposta a queste domande ce la fornisce la storia stessa: ogni innovazione tecnologica è stata utilizzata sia per il bene che per il male dell’umanità e spesso, le nuove tecnologie sono finite in mano a governi o aziende private (si pensi ad esempio alla polvere da sparo e alle armi che ne derivarono).

Fino alla fine dello scorso secolo in molti pensavano che mai i computer – nemmeno se dotati di qualche forma di intelligenza – avrebbero potuto superare alcune abilità tipiche dell’essere umano (si pensi ad esempio alle arti come la musica o la pittura, al gioco degli scacchi, oppure ancora alle abilità linguistiche e cognitive tipiche dell’essere umano).

Fatto sta che nel 1997 il supercomputer Deep Blue realizzato dalla IBM, finì per battere il campione del mondo di scacchi Garry Kasparov, contro le previsioni di quanti sostenevano – a quel tempo – che un computer non avrebbe mai potuto battere un campione di scacchi. Tale convinzione derivava dal fatto che la capacità di calcolo di un computer, non avrebbe mai potuto essere sufficiente a calcolare l’enormità di mosse necessarie a surclassare il campione: si pensi che tutte le partite di scacchi possibili generano un numero impressionante di mosse e varianti (pari ad un numero composto da un 1 seguito da 100 zeri!).

Questo evento non dice nulla sull’intelligenza artificiale (in quanto si tratta di calcoli computistici) ma, a mio avviso, pone una linea di demarcazione tra ciò che gli esseri umani – fino a quel momento – ritenevano impossibile e ciò che sarebbe invece divenuto possibile (e ulteriormente migliorabile e potenziabile).

Alan Turing nel 1950 ideò un test (test di Turing) finalizzato a confutare se l’interlocutore (occultato) potesse essere una macchina pensante oppure un essere umano. Dal canto suo, nel 1980  John Searle ideò un esperimento mentale chiamato La stanza cinese questo finalizzato a smentire, in qualche modo, la teoria di Turing (secondo la quale non sarebbe mai stato possibile imitare alla perfezione “il modo di pensare” di un essere umano).

La vera domanda che ci si pone, in effetti è: potrà mai una macchina pensare come un essere umano? Si tratterà davvero di pensiero o di che cosa? Potrà una macchina provare delle emozioni? Che tipo di emozioni saranno?

Un signore di nome Raymond Kurzweil, nel suo libro “The Age of Intelligent Machines” del 1990 predisse che un computer avrebbe battuto un essere umano entro il 1998! Oltre  a questa previsione ne fece molte altre che si sono poi realizzate (tra cui l’espansione di Internet, la diffusione di telefoni cellulari, l’utilizzo di connessioni senza fili, le sterminate applicazioni delle nuove tecnologie nel campo della scienza medica etc).

“Kurzweil crede che progressi tecnologici radicali compiuti durante tutto il XXI secolo culmineranno alla fine nella scoperta di mezzi per invertire il processo di invecchiamento, per curare qualsiasi malattia e per rimediare a ferite attualmente irreparabili. Kurzweil si è quindi focalizzato su uno stile di vita mirante ad aumentare le sue probabilità di vivere abbastanza da vedere il giorno in cui la scienza potrà renderlo immortale“.

Ad oggi non sappiamo se il Signor Kurzweil avrà ragione di tutto ciò che da lui è stato teorizzato ma i presupposti, fino a questo momento, ci sono tutti!

Per chi avesse avuto modo di vederlo, il film “A.I. Intelligenza artificiale” di Steven Spielberg (del 2001), a mio avviso fa riflettere parecchio sul futuro di questa innovazione: sfiora da vicino l’aspetto delle emozioni e di come una macchina possa replicarle (nonchè suscitarne a sua volta nell’essere umano).

Possiamo anche aggiungere che non ci troviamo più nel campo della fantascienza quando parliamo di Robot per anziani , per malati disabili e come dice qualcuno “il futuro è già qui” (che ci piaccia o no).

In buona sostanza, ciò che penso è che in futuro arriveremo ad un bivio che ci porterà: o all’estinzione della specie umana oppure ad una maggior consapevolezza. Questa seconda possibilità è quella che ci auspichiamo e che potrà condurre la specie umana ad una pacifica convivenza e ad una migliore esistenza.

E tu cosa ne pensi?
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